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DON VINCENT SOULY, IL PARROCO DELLA VAL DI BISENZIO CHE FINISCE SUL "NEW YORK TIMES"

  • andreaballi
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il quotidiano americano racconta la sua missione nelle aree interne: “I preti stranieri tengono vive comunità che rischiano di scomparire”


CANTAGALLO–VERNIO — Non capita spesso che un piccolo angolo della Val di Bisenzio finisca sulle pagine del New York Times. È successo con don Vincent Souly, il parroco che ogni giorno attraversa le strade di montagna tra Cantagallo e Vernio e che il prestigioso quotidiano statunitense ha scelto di raccontare in un ampio reportage dedicato alla trasformazione del clero nelle aree interne italiane.

La sua storia, radicata nei borghi della valle, diventa così simbolo di un fenomeno nazionale: quello dei sacerdoti di origine straniera che mantengono vive parrocchie piccole, periferiche e sempre più segnate dallo spopolamento.


Il racconto del NYT: una vita tra quattro parrocchie e una comunità che resiste

A firmare l’articolo sono Josephine de La Bruyère e Motoko Rich, corrispondente di punta del giornale per Italia, Grecia e Vaticano. Le loro parole, accompagnate dalle fotografie di Alessandro Grassani, ricostruiscono la quotidianità di don Vincent: le Messe nei piccoli borghi, le visite agli anziani, le strade di montagna percorse ogni giorno per raggiungere comunità che non vogliono arrendersi allo spopolamento.

Souly, ordinato in Costa d’Avorio dopo essere cresciuto in Burkina Faso, incarna perfettamente l’identikit dei sacerdoti che oggi sorreggono le parrocchie delle aree interne. Già alla guida delle comunità di Mercatale di Vernio e Sant’Ippolito, nel 2025 è stato scelto dal vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, come parroco anche di San Michele a Luicciana e San Biagio a Cantagallo. Quattro parrocchie, un territorio vasto, una presenza costante.


Il riconoscimento del territorio: “Una storia che parla di comunità e accoglienza”

La pubblicazione sul New York Times non è passata inosservata. Il Comune di Vernio ha voluto esprimere pubblicamente la propria soddisfazione: «È una bella notizia vedere la storia di don Vincent Souly raccontata sul New York Times, soprattutto per il suo impegno quotidiano nella nostra comunità. Il suo percorso racconta qualcosa di più grande: il valore dei parroci di origine straniera che scelgono di dedicare il proprio servizio ai territori delle aree interne, diventando una presenza importante e un punto di riferimento per tante persone.»

Un ringraziamento che non è solo istituzionale, ma comunitario: «È importante che queste storie vengano raccontate: parlano di comunità, di accoglienza, di impegno e di un territorio che continua ad avere molto da dire.»


Un parroco, una valle, una storia che supera i confini

Il reportage del New York Times non è soltanto un ritratto personale: è la fotografia di un’Italia che cambia, di borghi che resistono grazie a chi sceglie di servirli, di una Chiesa che si regge sempre più su sacerdoti arrivati da lontano ma capaci di diventare parte della comunità.

E in questa storia che ora viaggia oltreoceano, don Vincent Souly è il simbolo di una presenza che unisce: un parroco che tiene insieme quattro parrocchie e un territorio che, grazie anche a lui, continua a sentirsi vivo.

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