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PISTOIA VOLTA PAGINA, MA LA CRISI DELLA PARTECIPAZIONE RESTA APERTA

  • andreaballi
  • 26 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

La vittoria di Capecchi segna il ritorno del centrosinistra, ma quasi metà della città non vota. I Cobas: “Serve un cambiamento reale su scuola, servizi e lavoro. L’opposizione sociale continuerà”


PISTOIA. Le elezioni comunali del 2026 segnano un passaggio importante per Pistoia. Dopo nove anni di amministrazione di centrodestra, la città ha scelto di voltare pagina e affidare la guida a Giovanni Capecchi. È un cambiamento significativo, ma non basta a nascondere le contraddizioni profonde che attraversano il nostro territorio.

L’affluenza, pur leggermente in crescita rispetto al 2022, resta lontana dai livelli che una comunità democratica dovrebbe considerare fisiologici. Circa il 44% dei cittadini continua a non votare: un dato che non può essere liquidato come disinteresse, ma che rappresenta un segnale di sfiducia verso una politica che troppo spesso parla un linguaggio distante dalla vita reale delle persone.

Il centrosinistra ha vinto, ma ora deve dimostrare di aver compreso fino in fondo le ragioni della propria crisi storica. La coalizione che sostiene Capecchi è ampia, ma la sua forza dipenderà dalla capacità di affrontare i nodi veri: precarietà, servizi pubblici in affanno, scuola sotto pressione, quartieri che chiedono ascolto, giovani che non trovano spazi né prospettive.

Senza una svolta su questi temi, il rischio è che il cambiamento resti solo un fatto elettorale. Il PD passa dal 39,64 % delle recenti elezioni regionali, ad un modesto 28,68. Segno questo che solo la presenza di un candidato civico come Giovanni Capecchi ha permesso la vittoria del centro sinistra al primo turno con oltre 12 punti di vantaggio su Celesti, con una partecipazione di quasi 10 punti superiore all’affluenza delle regionali del 2025. Il centrodestra esce sconfitto, ma non marginale.

Gli anni di governo Tomasi hanno lasciato un’impronta che non scomparirà rapidamente. Molti problemi che oggi eredita la nuova amministrazione sono il risultato di scelte politiche che hanno privilegiato l’immagine rispetto ai bisogni sociali. Ma sarebbe un errore pensare che la soluzione arrivi automaticamente con un cambio di colore

Come Cobas, continuiamo a vedere ogni giorno ciò che la politica fatica a guardare: scuole che reggono grazie all’impegno dei lavoratori, famiglie schiacciate dal costo della vita, servizi educativi e sociali che arrancano, lavoratori precari che tengono in piedi interi settori senza tutele adeguate. Queste realtà non possono essere affrontate con annunci o tavoli formali: richiedono scelte coraggiose, investimenti veri, partecipazione reale.

Per questo diciamo con chiarezza che la vittoria del centrosinistra non chiude la partita. Anzi, apre una fase in cui sarà necessario esercitare una opposizione sociale vigile e autonoma, capace di ricordare ogni giorno che la città non si governa solo nei palazzi, ma nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di lavoro. La partecipazione non può essere evocata: va costruita, praticata, resa concreta.

Noi continueremo a farlo. Con le nostre iniziative, con le nostre vertenze, con la nostra presenza nei luoghi dove i diritti vengono messi alla prova. Pistoia ha bisogno di una politica che ascolti davvero, che non si limiti a gestire l’esistente, che sappia immaginare un futuro diverso. Se la nuova amministrazione avrà il coraggio di farlo, troverà interlocutori esigenti ma disponibili. Se invece prevarrà la logica della continuità, saremo come sempre dalla parte di chi non ha voce.


Carlo Dami Portavoce Cobas Pistoia

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