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«SIAMO BLOCCATI, MA NON SOLI»: LA VOCE DA DUBAI DELLA FAMIGLIA QUARRATINA

  • andreaballi
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Enrico Borelli: «Ancora non sappiamo niente! Comunque stiamo bene!!!




QUARRATA. La storia della famiglia quarratina rimasta a Dubai dopo l’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele prende corpo soprattutto attraverso la voce di Enrico Borelli, che da giorni insieme alla moglie Silvia e alla figlia, vive sospeso tra paura, organizzazione forzata e un’inaspettata rete di solidarietà. La sua testimonianza diventa il filo emotivo che racconta cosa significhi trovarsi improvvisamente lontani da casa, con un conflitto che cambia i piani e stringe lo stomaco.


L’attesa che pesa

La chiusura dello spazio aereo ha trasformato un normale viaggio negli Emirati in un limbo. La famiglia quarratina, come centinaia di altri italiani, è stata dirottata in hotel in attesa che la situazione si sblocchi. Le ore scorrono lente, tra aggiornamenti frammentari e la speranza che un volo per l’Italia possa ripartire presto.

In questo quadro, le parole di Enrico Borelli restituiscono la dimensione umana di ciò che sta accadendo:

«Qui c’è stata un’organizzazione mastodontica di Emirates: il 28 hanno spostato 20.000 persone dall’aeroporto in vari hotel. Ed è proprio di stamani la notizia che l’Emiro garantirà la sistemazione di tutti i passeggeri bloccati fino a quando la situazione non si sbloccherà.»

Dietro i numeri, ci sono famiglie come quella quarratina: valigie mai disfatte, bambini che chiedono quando si torna, adulti che cercano di rassicurare senza avere risposte.


La difficoltà di sentirsi protetti

La distanza dall’Italia pesa soprattutto quando si cerca aiuto. Borelli racconta la frustrazione di chi prova a mettersi in contatto con le autorità:

«Purtroppo le linee di emergenza del Consolato sono sempre intasate, ma ho contattato la Farnesina a Roma: mi hanno confermato che la situazione è costantemente sotto controllo.»

Per chi è lontano, quelle parole sono un appiglio. Sapere che qualcuno, dall’altra parte del mondo, sta monitorando la situazione aiuta a respirare un po’ meglio.


La fragilità e la forza

Nel racconto di Borelli emerge anche un aspetto più intimo, che rende ancora più evidente la vulnerabilità di questi giorni:

«Tramite la polizza che ho con American Express ho potuto contattare un medico locale che mi ha prescritto i salvavita immunosoppressori per continuare la mia terapia di trapiantato.»

È un dettaglio che colpisce: non si tratta solo di voli cancellati, ma di persone con bisogni reali, urgenti, che devono reinventarsi soluzioni in un contesto improvvisamente instabile.


Dubai come rifugio temporaneo

La famiglia quarratina, come Borelli e molti altri italiani, è ospitata in uno degli hotel messi a disposizione dalle autorità locali. Una sistemazione sicura, ma che non cancella la sensazione di essere sospesi, lontani da casa, in un Paese che non era previsto diventasse un rifugio.

Eppure, nelle parole di chi è lì, emerge anche un senso di gratitudine per l’organizzazione e per la solidarietà che si è creata tra connazionali.


In attesa del ritorno

La speranza è che lo spazio aereo venga riaperto presto e che i voli possano riprendere. Fino ad allora, la famiglia quarratina resta in attesa, come tante altre, con la valigia pronta e il desiderio semplice e potente di tornare a casa.

 

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