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È MORTO PAOLO CERRETINI, IL CUSTODE DELLA MEMORIA VISIVA DI PISTOIA E PROVINCIA

  • andreaballi
  • 9 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

Il creatore dei gruppi “La nostra Pistoia” e “La bella Pistoia di una volta” trovato senza vita nella sua abitazione. Aveva 48 anni. Una figura singolare e amatissima, che ha dedicato la vita a raccontare la città attraverso un archivio unico di cartoline e immagini storiche


Alcune delle immagini e dei documenti raccolti
Alcune delle immagini e dei documenti raccolti

PISTOIA. Pistoia piange Paolo Cerrettini, 48 anni, storico dell’arte, guida turistica e collezionista, noto per aver creato e animato i gruppi Facebook “La nostra Pistoia” e “La bella Pistoia di una volta”, tra le comunità digitali più numerose e attive dedicate alla città. Cerrettini è stato trovato senza vita nella sua abitazione: a dare l’allarme sono stati i vicini, insospettiti dal silenzio prolungato.

Sul posto è intervenuta la Polizia Scientifica. Le prime ricostruzioni fanno pensare a un gesto di profonda disperazione.


Una vita dedicata alla città

Cerrettini era considerato da molti un custode della memoria urbana. La sua collezione – un archivio straordinario composto da circa un milione di cartoline, fotografie, libri e materiali d’epoca – rappresenta una delle raccolte private più vaste dedicate a Pistoia. Attraverso i suoi gruppi social, pubblicava quotidianamente immagini storiche: quartieri scomparsi, scorci demoliti negli anni ’30, infrastrutture industriali, frazioni montane, la Brana, l’Ombrone, la stazione nel dopoguerra, Porta Carratica, via IV Novembre, San Giorgio, Pacinotti, Sant’Agostino.

Le sue pagine erano diventate un punto di riferimento per migliaia di cittadini, un luogo dove confrontare passato e presente, riflettere sul decoro urbano e sulle trasformazioni della città.



I sigilli posti al cancello della abitazione di Cerretini
I sigilli posti al cancello della abitazione di Cerretini

Una figura singolare e amatissima

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo di sensibilità profonda, generoso, timido, capace di una tenerezza quasi infantile. Amava la pesca, aveva simpatie politiche di estrema destra, ma era considerato da amici e conoscenti “una delle persone più buone e simpatiche” della città. Non risparmiava critiche alle “classi dirigenti intelligenti”, come le chiamava con ironia, che riteneva responsabili del degrado urbano che denunciava da anni.


Un archivio che merita un futuro

Il suo immenso patrimonio di immagini, libri e documenti – raccolto in decenni di ricerca tra mercatini, antiquari, siti specializzati – non ha mai ricevuto una proposta ufficiale per diventare museo, archivio storico o collezione civica.

La sua morte riapre una domanda che molti si erano già posti: come valorizzare e preservare questo tesoro di memoria collettiva?   Un gesto concreto da parte delle istituzioni potrebbe trasformare il suo lavoro in un’eredità permanente per la città che ha amato senza riserve.


Il ricordo

Chi gli era vicino racconta momenti di quotidiana semplicità: una pizza offerta, una sfogliatella con spuma bionda al bar, e lui che si illuminava, uscendo per un attimo dalla sua depressione. Un uomo “fantozziano nel senso migliore”, capace di far sorridere con la sua comicità spontanea, con il suo modo di raccontare le giornate passate “a cavedani nella Brana”.

Pistoia perde così una delle sue figure più singolari e autentiche: un cittadino che ha trasformato la nostalgia in cultura, la memoria in impegno civile, la solitudine in un dono collettivo.

 
 
 

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