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lutto. A 89 ANNI È MORTO GIUSEPPE GAVAZZI, MAESTRO DELLA TERRACOTTA E RESTAURATORE DEI GRANDI AFFRESCHI ITALIANI

  • andreaballi
  • 27 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Dalla Francia alla collina pistoiese, una vita dedicata all’arte. Scultore, ceramista e restauratore, ha lavorato sui capolavori di Giotto, Lorenzetti e Simone Martini.


PISTOIA. Si è spento a 89 anni Giuseppe Gavazzi, artista pistoiese tra i più originali e poliedrici del Novecento toscano. Nato in Francia nel 1936 da genitori toscani, Gavazzi aveva trascorso l’infanzia seguendo il padre carbonaio tra Sardegna e Maremma, fino all’arrivo sulla collina pistoiese, dove sarebbe iniziato il suo percorso artistico.

«A Pistoia frequenta l’Istituto d’Arte», si legge in un documento biografico, entrando in contatto con insegnanti che lui stesso definiva «artisti poco in grado d’insegnare, ma capaci di farti amare l’arte» .


Dalla pittura alla scultura: la nascita di un linguaggio

Gavazzi si avvicina dapprima alla pittura, poi alla scultura su pietra e legno, seguendo un istinto che lo porterà a trovare nella terracotta policroma il suo linguaggio definitivo. Una svolta nata quasi per caso: dopo l’esplosione in fornace di una piccola statua, l’artista intuisce che può «coprire le ferite della scultura con il colore» e trasformare l’errore in possibilità creativa.

Da quel momento la policromia diventa la cifra distintiva delle sue opere, alimentata anche dalla sua esperienza di restauratore.


Il restauratore dei capolavori

Determinante nella sua formazione è l’ingresso nella bottega di Leonetto Tintori, uno dei più importanti restauratori italiani. Da lì inizia una carriera straordinaria che lo porterà a lavorare su alcuni dei più celebri cicli di affreschi del Paese: Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova); Benozzo Gozzoli, Sant’Agostino (San Gimignano); Beccafumi, Sodoma, Vecchietta, Siena; Andrea del Castagno, Cenacolo di Sant’Apollonia (Firenze); Ambrogio Lorenzetti, Allegorie del Buono e Cattivo Governo (Siena); Simone Martini, Maestà e Guidoriccio da Fogliano

Un percorso che lo mette in dialogo diretto con i grandi maestri del passato e che influenzerà profondamente la sua poetica.


L’artista delle forme e dei colori

Gavazzi sviluppa uno stile inconfondibile, fatto di figure leggere, ironiche, spesso ispirate alla vita quotidiana e alle riviste di moda della moglie Deanna. Le sue sculture, animate da colori vivaci e ricami minuziosi, raccontano un mondo popolare e colto allo stesso tempo, capace di parlare a tutti.


Mostre, premi e riconoscimenti

La sua carriera espositiva lo porta in Italia e all’estero: Barcellona, Basilea, Monaco, Parigi, Zurigo, Firenze, Siena, Pistoia. Nel 1978 la Rai gli dedica un documentario firmato da Franco Simongini. Tra i riconoscimenti più importanti: Premio del Governo Federale della Germania (1973); Primo premio al Fiorino (1977); Cavaliere della Repubblica (1993), con la motivazione: «Al silenzioso pittore scultore restauratore»; Accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (2007)


Un’eredità che resta

La sua morte lascia un vuoto profondo nel mondo dell’arte e del restauro. Le sue opere, le sue tecniche e la sua visione continueranno a parlare attraverso la materia che ha saputo trasformare in poesia.

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