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montale. LA BATTAGLIA DEL "BABBO DI STRIGLIANELLA": «LA PORTA E' STRETTA, MA E' L' UNICA VIA PER FERMARE IL NUOVO INCENERITORE»

  • andreaballi
  • 1 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

Tra cavilli regolamentari, tempi lampo e una petizione senza valore giuridico ma dal forte peso morale, il fronte del NO inceneritore chiama a raccolta la comunità: migliaia di firme per farsi sentire prima del consiglio del 13 agosto.


MONTALE. Gabriele Bartalena, residente a Striglianella, torna a farsi sentire. Lo fa con un lungo appello pubblico, animato dalla preoccupazione di un padre che non vuole “lasciare in eredità ai figli un nuovo inceneritore grande il doppio di quello attuale”. Una voce che, nelle ultime settimane, è diventata uno dei punti di riferimento del fronte No inceneritore, sempre più attivo nel territorio di Montale.


Il tema al centro del dibattito

Bartalena parte da quella che definisce “l’unica buona notizia”: la questione dell’inceneritore è finalmente al centro del dibattito mediatico. Stampa, web e social stanno amplificando la discussione, e per il fronte del No questo significa visibilità, attenzione, possibilità di mobilitare la cittadinanza. «Finché restiamo al centro del buzz, non molliamo», scrive.

Il suo messaggio insiste su un punto: la battaglia non è politica. «In questo scenario esistono solo due partiti: sì inceneritore e NO inceneritore. Chi sta dalla parte del NO deve tenersi per mano, indipendentemente dal colore». Una chiamata all’unità che punta a superare le appartenenze tradizionali.


Il nodo del consiglio comunale del 13 agosto

Il primo ostacolo, secondo Bartalena, è il consiglio comunale straordinario del 13 agosto. Le opposizioni presenteranno una mozione per chiedere un referendum popolare, ma i numeri non sono dalla loro parte: 5 voti contro i 12 della maggioranza.

A complicare ulteriormente la situazione c’è un cavillo del regolamento comunale: non è possibile indire referendum su temi che coinvolgono altri enti sovracomunali, come l’ATO.

«Diranno che avrebbero voluto farlo, ma il regolamento non lo consente», afferma Bartalena, prevedendo che la richiesta finirà “nel pantano burocratico” delle modifiche regolamentari, troppo lente per incidere sul processo già avviato.


Sei mesi per decidere i prossimi cinquant’anni

Il secondo elemento critico riguarda le tempistiche. Il voto dell’ATO del 23 luglio ha avviato un percorso che, secondo Bartalena, si concluderà in soli sei mesi: adozione del piano di ambito a settembre, osservazioni e controdeduzioni in autunno, voto finale tra dicembre e gennaio.


«Sei mesi per decidere il futuro dei cittadini dei prossimi cinquant’anni», scrive, denunciando una corsa contro il tempo che lascia poco spazio alla partecipazione democratica.


La petizione: nessun valore giuridico, ma un enorme valore morale

Il terzo punto riguarda la petizione digitale che sta circolando da alcuni giorni. Bartalena chiarisce che non ha valore giuridico — nel 2026, per essere valida, una petizione deve essere cartacea — ma insiste sul suo peso morale.

«Se arriviamo al 13 con migliaia di adesioni, non potranno far finta di non sentire il nostro urlo», afferma.

Ad oggi le firme sono già quasi duemila, un numero significativo per un territorio così circoscritto. L’obiettivo è raddoppiare entro il consiglio comunale.

Bartalena denuncia anche la narrazione che, a suo dire, si sta consolidando sui media locali: «Ampio spazio ai favorevoli al sì, tutti con interessi economici, mentre noi del NO veniamo rappresentati come tre scappati di casa».


«Ogni adesione è un colpo di tamburo»

Il suo appello finale è diretto, emotivo, urgente. «Tutti insieme possiamo cambiare la storia del luogo meraviglioso in cui viviamo. Ogni adesione è un urlo, un colpo di tamburo». La donazione richiesta dalla piattaforma non è obbligatoria: serve solo a finanziare la diffusione della petizione sui social.

Bartalena invita i cittadini a condividere il link con parenti e amici, ricordando che “ci faranno la tara, e la tara della tara”, ma che il numero delle adesioni può comunque diventare un segnale politico impossibile da ignorare.


Una comunità che si mobilita

Il messaggio si chiude con un invito alla solidarietà e alla determinazione: «Teniamoci stretti per mano e insieme ce la faremo». Un appello che, al di là delle posizioni, fotografa un territorio attraversato da una mobilitazione crescente, dove la discussione sul nuovo inceneritore è diventata il simbolo di un confronto più ampio sul futuro ambientale, sanitario e sociale della piana.

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