pescia. “DORMO SU UNA PANCHINA, MA NON SONO UN CRIMINALE”: L' APPELLO DI TOMAS, 33 ANNI
- andreaballi
- 23 giu
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Dopo un grave lutto e problemi di salute vive all’aperto da domenica. “Chiedo solo rispetto e una soluzione compatibile con la mia condizione. Ho già contattato i Servizi Sociali”. La disponibilità di don Valerio Mugnaini

PESCIA. Da domenica 22 giugno Tomas Jaros, 33 anni, dorme su una panchina a Pescia. Una presenza che alcuni cittadini hanno notato e che lo ha spinto a raccontare pubblicamente la sua storia, per evitare fraintendimenti e giudizi affrettati.
“Non lo faccio per scherzo né per provocare – scrive dalla sua pagina Facebook – ma perché in questo momento non ho altra scelta”.
Quattro anni fa Tomas ha perso la compagna, incinta, in un incidente stradale. Lui si è salvato, ma porta ancora viti nella schiena e convive con un disturbo post‑traumatico da stress, depressione e pressione alta. “Prendo medicine ogni giorno”, spiega.
Proprio il PTSD gli impedisce di dormire nei dormitori: “Con tanta gente e rumore mi vengono attacchi di panico. Dopo i farmaci della sera ho bisogno di dormire senza essere svegliato, altrimenti rischio di stare male davvero”.
Nel suo messaggio Tomas tiene a chiarire tre punti: “Non bevo alcolici. Non prendo droghe. Sono cristiano.” E aggiunge: “So che vedere una persona senza tetto non è bello. Anche a me fa male essere qui. Ma vi chiedo più rispetto e meno giudizi. Anche io sono un essere umano”.
La sua non è la storia di un uomo senza competenze o senza passato: Tomas è laureato in turismo, parla cinque lingue, ha lavorato undici anni in Germania e due in Italia. “L’incidente mi ha portato via tutto”, scrive con lucidità.
Ha già contattato i Servizi Sociali del Comune di Pescia per chiedere aiuto e una sistemazione compatibile con le sue condizioni di salute. “Non chiedo soldi. Chiedo solo di non essere trattato come un criminale”.
Il suo appello si chiude con una richiesta semplice: “Se qualcuno vuole darmi un consiglio, lo accetto volentieri. Grazie a chi avrà la pazienza di leggere e di non giudicare subito”.
Tra i primi a rispondere all'appello don Valerio Mugnaini che si è detto disposto ad aiutare l'uomo: "Ci siamo visti anche domenica e ti ho già detto che sono disposto ad aiutarti come ti ho già proposto. Sia in passato che questa volta. Scrivimi un messaggio privato. Attendo tue nuove grazie".
Una storia che interroga la comunità e ricorda quanto, dietro ogni persona in difficoltà, ci siano ferite, percorsi e dignità che meritano ascolto



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