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poggio a caiano. ALDO DE LUCA: SPEDITO IL 25 APRILE L’APPELLO AL CAPO DELLO STATO

  • andreaballi3
  • 27 apr 2024
  • Tempo di lettura: 2 min
Dopo l’affollato incontro svolto nelle Scuderie il ringraziamento del figlio Alessandro. Per riconoscere il comportamento di chi tentò di proteggere le opere d’arte dalla razzia nazista

La serata con Chiti e Ballerini

POGGIO. “Mio padre Aldo era innamorato del Poggio e dei poggesi: sarebbe stato felice e orgoglioso di aver visto una così bella partecipazione”. Così Alessandro De Luca, figlio dell’allora custode capo della Villa Medicea, in un ringraziamento all’associazione Diapason per aver voluto il libro curato da Andrea Lottini.

 “Siamo in guerra, non c’è niente da fare” – questo il titolo – fa memoria di ciò che fece Aldo, scomparso nel 1992, nel tentativo di salvare dalla razzia dei nazisti, le opere d’arte custodite nella Villa medicea del Poggio.

 “Una pubblicazione – prosegue De Luca – interessante per aver portato alla luce particolari della vicenda che anch’io non conoscevo”.

Aldo De Luca

Anche a nome dell’intera sua famiglia, Alessandro – storico volontario nella Misericordia poggese – ringrazia Diapason e tutti i partecipanti all’incontro per la presentazione del libro, partendo dal curatore e dai due relatori: Giulia Ballerini e Vannino Chiti.

 E’ intanto stato inviato, da Diapason, al presidente Sergio Mattarella l’appello con la richiesta di voler “riconoscere il merito di Aldo De Luca e il valore delle sue azioni”. In pochi giorni lo hanno firmato oltre 300 poggesi (fra questi anche il sindaco Riccardo Palandri) e la raccolta firme è stata interrotta il 24 aprile in modo da poterla inviare al Quirinale, via PEC, proprio il giorno successivo, festa della Liberazione.

 “Un uomo normale – scrive l’appello riferendosi al custode capo della Villa Medicea – che si trovò immerso in situazioni straordinarie e drammatiche cercando di fare il suo dovere e di portare avanti ciò che era giusto”. Alla raccolta firme hanno collaborato la Misericordia e tre esercizi paesani: il bar Daila, la cartoleria Scarabocchio, gli alimentari Tonelli.

 “Impotente di fronte alla razzia perpetrata dai nazisti (che dalla Villa sottrassero decine di casse piene di capolavori, ndr), De Luca cercò di impedirla – si legge nell’appello al Capo dello Stato – e stilò elenchi precisi di tutte le opere portate via, elenchi poi essenziali per far ritornare a Firenze quei capolavori”.

 

[banchini - associazione diapason]



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