SIMONE FORTI, ADDIO ALLA PIONIERA DELLA DANZA POSTMODERNA: IL SUO FILO SEGRETO CON VAIANO E LA BRIGLIA
- andreaballi
- 30 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Scomparsa a 91 anni a Los Angeles, l’artista era legata alla Val di Bisenzio dalle radici familiari e da un gesto di straordinaria generosità: la donazione al CDSE del suo archivio privato, memoria preziosa della storia dei Forti e del villaggio fabbrica de La Briglia.
VAIANO. La notizia della morte di Simone Forti (1935–2026), figura cardine della danza postmoderna e della performance art internazionale, è stata accolta con profonda commozione anche in Val di Bisenzio. L’artista, coreografa e danzatrice, premiata nel 2023 con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia, è considerata una delle voci più radicali e influenti dell’avanguardia americana dagli anni Sessanta in poi.
Ma per Vaiano e per La Briglia, Simone Forti – o Simonetta, come veniva chiamata da bambina – non è soltanto un’icona della cultura contemporanea. È una parte viva della storia del territorio.
Le radici nella Val di Bisenzio
Nata a Firenze nel 1935 in una famiglia ebrea, a soli quattro anni fu costretta a fuggire prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali. Era la nipote di Giulio Forti, discendente diretto della famiglia di industriali ebrei Forti di Prato, proprietari del villaggio fabbrica de La Briglia, uno dei più importanti esempi di comunità industriale illuminata del Novecento toscano.
Un legame che Simone non ha mai dimenticato. Nel 2018, ormai celebre nel mondo dell’arte, tornò a interrogarsi sulle proprie origini e scrisse un’autobiografia partendo dagli appunti tratti dalla tesi di Silvia Sorri e dalla visita che lei stessa fece, a metà degli anni Duemila, proprio al villaggio fabbrica e al CDSE.

La donazione che diventa memoria collettiva
Nel 2021, da Los Angeles, Simone Forti compì un gesto che oggi assume un valore ancora più profondo: decise di donare alla Fondazione CDSE il suo archivio privato di famiglia. Una vera “scatola dei tesori”, come viene definita dagli archivisti: lettere, fotografie, testamenti, memorie personali e documenti che raccontano non solo la storia dei Forti, ma anche i rapporti internazionali, culturali e artistici che attraversavano quella famiglia così centrale per la Val di Bisenzio.
Un dono che ha arricchito in modo straordinario il patrimonio storico del territorio e che oggi, alla notizia della sua scomparsa, risuona come un ultimo atto di amore verso le proprie radici.
Un’eredità che unisce arte e comunità
Simone Forti lascia un’eredità artistica immensa: le sue Dance Constructions, l’improvvisazione come struttura, il gesto quotidiano trasformato in linguaggio scenico. Ma lascia anche un’eredità umana che a Vaiano e La Briglia è custodita con gratitudine.
Per la comunità della Val di Bisenzio, Simone Forti non è soltanto la pioniera della danza postmoderna celebrata nei musei di tutto il mondo.
È la bambina che dovette fuggire, la donna che cercò le sue origini, l’artista che scelse di restituire alla sua terra una parte preziosa della propria storia familiare.
Un regalo che oggi commuove ancora di più.



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