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montale. STRIGLIANELLA, DAL BORGO SENZA ACQUA AL DIBATTITO SUI RIFIUTI: UN PADRE CONTRO IL RADDOPPIO DELL' INCENERITORE

  • andreaballi
  • 30 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Gabriele Bartalena, residente nel borgo montano, interviene dopo la paginata della Nazione: “La salute, il valore delle case, il lavoro: i veri nodi sono questi. Ma prima di tutto vengono i miei figli. Referendum subito”.


MONTALE. Gabriele Bartalena vive nel piccolo agglomerato di Striglianella, sulle alture di Montale. Un luogo dove l’acqua non arriva d’estate perché il borgo non è collegato all’acquedotto, ma dove – assicura – “se venite su da me vi offro volentieri un caffè e si fa due chiacchiere sull’inceneritore”.

Di carattere riservato, Bartalena non ama esporsi. Ma quando percepisce un rischio per la sua famiglia, la prudenza lascia spazio alla determinazione: “Se vengono messi a rischio i miei figli, da padre, devo lottare”.

Dopo aver letto la paginata della Nazione dedicata al futuro dell’impianto di Montale, Bartalena ha deciso di intervenire pubblicamente, andando “subito al punto, senza giri di parole, altrimenti si fa come il conte Mascetti quando iniziava le frasi con la parola antani”.

Secondo lui, il dibattito “inceneritore sì / inceneritore no” si riduce a tre questioni fondamentali: la salute dei cittadini, il risparmio sulla bolletta della Tari, i posti di lavoro. “Tutti e tre punti pretestuosi”, afferma, “perché quello che conta davvero è il tema politico”. Ma li affronta comunque, uno per uno.



Salute: “La qualità dell’aria peggiora, punto”

“La domanda è semplice: la presenza di un inceneritore nel comune in cui si vive migliora o peggiora la salute? La peggiora”, sostiene Bartalena.

Richiama “enciclopedie di studi scientifici” e respinge l’argomento dei limiti di legge: “Non me ne frega niente. Se la qualità dell’aria peggiora, io questa eredità ai miei figli non la voglio lasciare”.


Ristoro economico: “Tre euro di Tari in cambio di una casa che vale meno”

Il secondo punto riguarda il cosiddetto ristoro economico. Bartalena cita i bilanci dei gestori: “HERA ha fatturato 13 miliardi con 367 milioni di utili, ALIA oltre 2 miliardi con 67 milioni di utili. Solo in Toscana, insieme, fanno più di 15 miliardi”.

Di fronte a questi numeri, i 160mila euro di ristoro per il 2025 gli sembrano “briciole che cadono dalla tovaglia e che la canina lecca sul pavimento”.

E aggiunge un elemento spesso taciuto: “Per risparmiare 3 euro sulla Tari, la casa dove viviamo vale molto meno che in altri comuni. Perché? Perché a Montale c’è l’inceneritore. Chiedetelo a un agente immobiliare”.


Lavoro: “Non si perdono, si riconvertono”

Sul tema dei posti di lavoro, Bartalena invita a uscire dalla logica del “bianco o nero”.

“Serve un impianto moderno, basato su riciclo ed economia circolare. Non un terreno agricolo, perché nessuno comprerebbe pomodori coltivati lì. I lavoratori non devono perdere il posto, ma essere ricollocati in un impianto all’avanguardia, non in uno che brucia rifiuti indifferenziabili”.

E conclude: “Non si può cavalcare lo slogan del lavoro perso se l’attività che lo produce non è etica e per di più è nociva”.


La critica al sindaco: “Silenzio prima del voto ATO. Lo leggo parecchio male”

Bartalena si domanda infine come sia possibile che il sindaco di Montale, solitamente molto attivo sui social, non abbia pubblicato nemmeno un post prima della votazione dell’ATO.

“Racconta tutto, anche quando svuota i cestini pubblici. Ma su una decisione così importante per il futuro della comunità, niente. Lo leggo parecchio male”.

Secondo lui, il silenzio è il segnale che “la macchina del raddoppio è partita” e che ora si aprirà la fase delle riunioni e delle trattative “per dare un contentino in più o in meno. Come in un souk di Baghdad”.

La conclusione è netta: “Non ci siamo. Non ci siamo proprio per niente. Referendum subito”.

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