UN ALTRO MORTO SUL LAVORO SULLA MONTAGNA PISTOIESE: LA DENUNCIA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
- andreaballi
- 22 giu
- Tempo di lettura: 2 min
«Non un incidente stradale, ma un incidente sul lavoro. Camionisti sottoposti a ritmi insostenibili mentre la lista delle vittime continua ad allungarsi»

PISTOIA — Rifondazione Comunista Pistoia interviene con durezza dopo la tragedia avvenuta questa mattina lungo le strade della montagna pistoiese, dove un camionista di 57 anni, molto conosciuto e stimato nella comunità, ha perso la vita ribaltandosi con il proprio mezzo.
Un episodio che il partito definisce senza esitazioni «un incidente sul lavoro», rifiutando la narrazione che lo riduce a un semplice sinistro stradale.
Secondo il comunicato, la vittima era un autista esperto, noto per l’attenzione e il rispetto del Codice della Strada. «Per lui il camion era lo strumento di lavoro — sottolinea Rifondazione — e la strada il suo luogo di lavoro. È lì che è morto». Le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento, ma per il partito la questione centrale è un’altra: la sicurezza dei lavoratori e le condizioni in cui sono costretti a operare.
«Un lavoro stressante, pericoloso, senza tutele adeguate»
Il comunicato esprime cordoglio alla famiglia e alla categoria dei camionisti, descritti come «gente che vive un lavoro stressante, che con l’età diventa pericoloso, ma che non può andare in pensione anticipata».
Una condizione che Rifondazione definisce ingiusta e sproporzionata rispetto ai rischi quotidiani: «Non sono generali dell’esercito, ma solo camionisti», si legge nel testo, con un tono volutamente provocatorio per evidenziare la disparità di trattamento tra categorie professionali.
Strade, ritmi e stress: una riflessione necessaria
Il partito invita a una riflessione più ampia sulle condizioni delle infrastrutture viarie della provincia e sui ritmi imposti agli autisti, spesso costretti a turni serrati e a una pressione costante che può compromettere la sicurezza.
«I camionisti e gli autisti in genere — denuncia Rifondazione — sono sottoposti a ritmi sempre più intensi, fino a mettere a repentaglio la propria vita. Lo stress accompagna ormai tutta la loro vita lavorativa».
Un quadro che, secondo il partito, contribuisce ad alimentare una lista di vittime sul lavoro che continua ad allungarsi senza che vengano prese misure strutturali.
«Per questi morti nessun vertice»
La conclusione del comunicato è amara e polemica: mentre per altre emergenze si convocano tavoli e vertici istituzionali, per i morti sul lavoro — sostiene Rifondazione — non si registra la stessa attenzione.
«La lista dei morti sul lavoro si allunga, ma per questi morti nessun vertice», afferma il partito, chiedendo che la sicurezza dei lavoratori diventi finalmente una priorità politica e sociale.



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