top of page

Risultati di ricerca

Search this site

2114 risultati trovati con una ricerca vuota

  • quarrata. PROTEZIONE CIVILE: UN CENTRO OPERATIVO COMUNALE PIÙ MODERNO E RESILIENTE GRAZIE AL CONTRIBUTO DI FONDAZIONE CARIPT

    Investiti 46.084,46 euro per garantire continuità elettrica, nuove tecnologie informatiche e comunicazioni radio avanzate QUARRATA – Il Comune di Quarrata compie un passo fondamentale nel percorso di rafforzamento del sistema locale di Protezione Civile, aumentando la propria capacità di risposta e gestione di eventuali emergenze territoriali. Grazie al contributo di 46.084,46 euro erogato da Fondazione Caript nell’ambito del “Progetto Alluvione Toscana 2023”, l’Amministrazione Comunale ha completato e avviato una serie di interventi strategici volti a rendere la struttura del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) autonoma, moderna ed efficiente. L’esperienza maturata durante lo straordinario evento alluvionale del 2023 ha evidenziato la necessità di potenziare sia gli aspetti infrastrutturali sia quelli operativi. Il piano di adeguamento, strutturato su tre azioni principali, si inserisce nel contesto dei lavori di riqualificazione del Polo Tecnologico — sede del C.O.C. — avviati con fondi PNRR, che hanno permesso di predisporre i nuovi layout spaziali e impiantistici. Nel dettaglio, gli interventi finanziati da Fondazione Caript riguardano: Autonomia energetica e continuità operativa: per scongiurare il rischio di blackout e cadute di tensione riscontrati in passato, è stato installato un gruppo elettrogeno da 8 kW completo di impianti dedicati. L’intervento (€ 24.276,78), già collaudato, garantirà il pieno funzionamento della struttura anche in assenza di rete elettrica principale. Informatizzazione e radiocomunicazioni: il C.O.C. è stato dotato di strumenti tecnologici all’avanguardia (€ 21.807,68 complessivi tra IT e apparati radio) per consentire il lavoro su mappe GIS, l’accesso integrato alle banche dati anagrafiche e lo scambio rapido di dati. La dotazione comprende monitor touch da 65” su carrelli mobili, laptop dedicati, sistemi per videoconferenze a 360° e nuovi apparati radio per garantire comunicazioni ininterrotte sul campo con le squadre di soccorso. Con la conclusione dei lavori di finitura all’interno del Polo Tecnologico, tutte le nuove attrezzature hardware e radio acquisite troveranno collocazione definitiva, completando l’assetto del nuovo C.O.C. entro la fine dell’anno. “Gli eventi meteo estremi ci impongono di farci trovare sempre più pronti ed equipaggiati — spiega il Sindaco di Quarrata Gabriele Romiti — Grazie al prezioso e costante sostegno di Fondazione Caript, riusciamo oggi a dotare il nostro Centro Operativo Comunale di strumenti tecnologici all’avanguardia e di un’autonomia energetica essenziale. Questo investimento si traduce in una maggiore sicurezza per tutti i cittadini di Quarrata e in un supporto concreto ai nostri volontari e operatori che lavorano in prima linea durante le emergenze”. [comune di quarrata]

  • carmignano. AVVISO DI GARANZIA AL SINDACO PRESTANTI: "NULLA DA NASCONDERE, HO AGITO CON TRASPARENZA"

    Il primo cittadino indagato per omissione di atti d’ufficio in una vicenda legata a una strada privata. Prestanti rende pubblica la notifica dopo aver consultato il legale: “Questione che non riguarda il bene comune. Continuerò a servire la comunità con scrupolo e responsabilità”. CARMIGNANO. Il sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Prato per omissione di atti d’ufficio nei confronti di un cittadino. La contestazione riguarda una vicenda legata a una strada privata, che – sottolinea il sindaco – non è né vicinale né di uso pubblico, e dunque non rientrerebbe nelle competenze del Comune. Prestanti ha scelto di rendere pubblica la notizia già nella giornata di oggi, dopo un ritardo di 24 ore dovuto alla “doverosa consultazione con il mio legale di fiducia”. Una decisione che il sindaco rivendica come atto di trasparenza, per evitare “congetture di ogni tipo” e ribadire che né lui né l’amministrazione “hanno niente da nascondere”. “Il mio operato si è ispirato alla massima trasparenza e linearità. Daremo tutti i chiarimenti necessari nelle sedi richieste, consapevole di aver agito con il massimo scrupolo a tutela dell’interesse pubblico”, afferma Prestanti. Il sindaco sottolinea inoltre che si difenderà a proprie spese, come previsto dalla legge, e non nasconde “l’amarezza di essere coinvolto in una vicenda che non appartiene alla sfera del bene comune della collettività”. Prestanti ricorda di essere pienamente consapevole dei rischi e delle responsabilità legati al ruolo di primo cittadino: “Quando ho scelto di candidarmi alla guida della nostra comunità, ero consapevole dei rischi. Come servitore della Repubblica continuerò a fare il mio dovere di sindaco e cittadino”. L’indagine è nella sua fase iniziale e l’avviso di garanzia, come previsto dalla legge, non implica alcuna colpevolezza, ma informa l’indagato dell’esistenza di un procedimento e dei suoi diritti difensivi. Nel frattempo, Prestanti ribadisce la volontà di proseguire il lavoro amministrativo e di collaborare con la magistratura per chiarire ogni aspetto della vicenda.

  • montale. UN’AMMINISTRAZIONE DA STRISCIA LA NOTIZIA. E ALLORA CHE STRISCIA SIA!

    Segnalazione formale del comitato IononCisto inviata alla redazione del programma: «Motivazioni surreali, pressioni informali e tentativi di censura. Ora basta» MONTALE. Di fronte all’accanimento crescente e alle motivazioni sempre più surreali utilizzate per imporre la rimozione degli striscioni di protesta dai balconi, i cittadini hanno deciso di fare un passo che raramente si rende necessario: una segnalazione formale alla redazione di Striscia la Notizia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la giustificazione secondo cui uno striscione statico, affisso su proprietà privata, rappresenterebbe un “pericolo di distrazione” per chi guida. Una tesi che, più che a un atto amministrativo, somiglia a una gag televisiva. A questo punto, il confine tra gestione pubblica e farsa è stato completamente azzerato. «Un teatrino del genere merita la ribalta nazionale» spiegano i promotori dell’iniziativa. «Attendiamo a braccia aperte gli operatori di Striscia e delle Iene: vengano a vedere come si tenta di condizionare la libera manifestazione del pensiero dei cittadini, persino quando avviene dentro casa propria». Parallelamente, è stato avviato un accesso agli atti ex L. 241/1990 per ottenere ogni disposizione, ordine di servizio e motivazione formale che abbia portato agli interventi contestati. «Nessun regolamento può scavallare i principi fissati dall’Articolo 21 della Costituzione. Chi pensa di mettere a tacere il dissenso deve sapere che non ci lasceremo intimidire». La protesta, assicurano i cittadini, non si fermerà: «Per uno striscione tolto ne spunteranno cento. Chi ha paura è già morto. E noi siamo più vivi che mai». Perché, sottolineano, in questa vicenda non è in gioco un semplice telo appeso a una ringhiera. È in gioco il diritto di esprimere liberamente le proprie idee. È in gioco il diritto fondamentale alla salute di tutti. E il messaggio finale è netto, senza possibilità di equivoci: «L’inceneritore deve chiudere. Mettetevi l’anima in pace».

  • CIPPO A AGLIANA: L' AMMINISTRAZIONE COMUNALE DIMENTICA E NON COINVOLGE I REALI PROMOTORI

    Domani alle 11.30, in via Santini angolo via Volturno, sarà celebrato l’82° anniversario della liberazione di Agliana dal nazifascismo con inaugurazione del monumento intitolato ad Argentina Tesi, staffetta partigiana e prima consigliera comunale donna del comune di Agliana. AGLIANA. Nonostante la soddisfazione per la realizzazione e l'inaugurazione del cippo commemorativo dedicato ad Argentina Tesi, figura importante della storia civile e democratica di Agliana, che verrà installato a Catena, i Circoli ARCI del territorio non possono esimersi dal contestare con fermezza la propria esclusione e mancata citazione tra i promotori e collaboratori dell'iniziativa. Riteniamo necessario fare chiarezza: l'iniziativa di realizzare un cippo dedicato ad Argentina Tesi nasce da lontano, quando, nel 2019, il gruppo consiliare Partito Democratico e Agliana Insieme presentò una mozione, accolta dal Consiglio Comunale. All'inizio del 2026, il Circolo ARCI Gramsci, insieme al Circolo ARCI Il Circolino, Rinascita Scintilla e ANPI hanno realizzato un progetto proposto all'Amministrazione, seguendo l'iter di presentazione richiesto dal Comune di Agliana. Il progetto prevedeva la riqualificazione del parcheggio e dell'aiuola in via Volturno, oltre alla realizzazione del cippo a spese delle associazioni. Una proposta che questa Amministrazione ha deciso di non sostenere e di respingere a marzo 2026. Solo ad agosto apprendiamo che il Comune ha deciso di procedere autonomamente alla realizzazione del cippo senza coinvolgere ARCI. Il Comune avrebbe dovuto coinvolgerci, così come ha fatto con ANPI, per un vero percorso condiviso, riconoscendo il contributo di tutti coloro che hanno lavorato alla proposta originaria. La memoria appartiene a tutta la comunità e non può essere usata come motivo di divisione, ma dovrebbe rappresentare un terreno di collaborazione tra istituzioni e associazioni, nel rispetto dei ruoli e del lavoro svolto da ciascuno. Invece la nostra associazione è stata nuovamente esclusa per scelta, come già avvenuto in tante altre iniziative, per una chiara volontà politica.

  • serravalle. DISTRIBUTORE DI CANTAGRILLO, NESSUN ACCORDO DI TRASFERIMENTO; "LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO NON CORRISPONDONO AGLI ATTI"

    Nel Consiglio comunale Lunardi parla di un presunto spostamento dell’impianto, ma dagli atti emerge che non esiste alcun accordo tecnico‑amministrativo: proprietà diverse, nessun protocollo e un distributore che continua a operare in un’area urbana critica. SERRAVALLE. Le recenti affermazioni del sindaco Piero Lunardi, pronunciate durante l'ultima seduta del Consiglio Comunale in merito al presunto trasferimento del distributore di carburante di Cantagrillo, non corrispondono alla realtà dei fatti e rischiano di trarre in inganno i cittadini, in particolare i residenti della zona densamente abitata a ridosso dell'impianto. Il sindaco Lunardi, rispondendo ad una interrogazione del consigliere Silvano Barbasso, ha dichiarato pubblicamente l’esistenza di un accordo per il trasferimento del distributore in un'altra area del territorio comunale. Una rassicurazione che, dati alla mano, risulta priva di qualsiasi fondamento tecnico e amministrativo. La realtà, facilmente riscontrabile analizzando gli atti del Comune, parla chiaro: nel Piano Operativo Comunale (POC) è stata sì prevista ed individuata un’area destinata alla possibile realizzazione di una nuova stazione di servizio in via Rinascita, ma questo non ha nulla a che vedere con una "ricollocazione" o un "trasferimento" dell'impianto esistente a Cantagrillo. A smentire categoricamente l'esistenza di un accordo di trasferimento sono due elementi oggettivi e insormontabili: 1- La diversità delle proprietà: l'area individuata dal Piano Operativo e l'attuale impianto fanno capo a due compagnie petrolifere ed a proprietà commerciali totalmente diverse e concorrenti tra loro. Non è tecnicamente possibile "trasferire" una concessione privata da un marchio a un altro o su un terreno estraneo senza un esproprio o un accordo bilaterale che, ad oggi, non è mai stato nemmeno abbozzato. 2 - Assenza di atti formali: non esiste alcun protocollo d'intesa, conferenza dei servizi o documento ufficiale firmato tra il Comune di Serravalle Pistoiese e la società proprietaria del distributore di carburanti di Cantagrillo che vincoli la compagnia a smantellare l'attuale sede. L'impianto in questione continua a rimanere attivo in un contesto urbano critico: sorge in una via centrale, circondato da numerose abitazioni private a meno di 50 metri di distanza, e presenta accessi e uscite stradali che mettono quotidianamente a repentaglio la sicurezza della viabilità comunale. Ultimamente poi, i pericoli sono stati ancora più facilmente percepiti quando un’auto parcheggiata nell’area del distributore ha preso fuoco. Solo la velocità e la prontezza del Vigili del Fuoco di Pistoia ha impedito che l’incendio potesse propagarsi. Riteniamo grave che su temi così delicati, che toccano da vicino la sicurezza stradale, l'urbanistica e la salute dei residenti, si facciano promesse propagandistiche non supportate dagli atti. Chiediamo al sindaco Lunardi di fare immediata chiarezza, di rettificare le dichiarazioni rese in Consiglio e di spiegare alla cittadinanza quali sono le reali intenzioni dell'Amministrazione per risolvere la pericolosità di quel tratto stradale, senza nascondersi dietro a finti accordi inesistenti. Federico Gorbi – Elisa Lotti – Giulio Shkurtaj Attiva – Movimento Civico

  • provincia di pistoia. IL PRESIDENTE MARMO ASSEGNA LE DELEGHE AI CONSIGLIERI

    Sette incarichi per rafforzare il lavoro collegiale e garantire presidio politico sui principali ambiti di competenza dell’ente PISTOIA. Il presidente della Provincia di Pistoia Luca Marmo ha firmato il decreto con cui vengono attribuite ai consiglieri provinciali le deleghe per il supporto all’attività della presidenza e all’azione amministrativa dell’ente. Il provvedimento individua sette consiglieri ai quali vengono affidate specifiche materie, con l’obiettivo di rafforzare il lavoro collegiale e assicurare un presidio politico sui principali ambiti di competenza della Provincia. Nel dettaglio: Lisa Amidei – viabilità e infrastrutture viarie;Bruno Leka – istruzione, trasporto pubblico locale, rapporti con il capoluogo in materia di programmazione urbana, rapporti con le istituzioni sovra-provinciali;Gabriele Giacomelli – edilizia scolastica e patrimonio, commissione espropri, protezione civile;Ilaria Di Maina – pari opportunità, attività di coordinamento a supporto della transizione al digitale e avvocatura civica per gli enti del territorio provinciale;Nicola Tesi – polizia provinciale, coordinamento sui progetti per lo sviluppo della mobilità dolce;Francesco Branchetti – cura della persona, sistema valore territorio, attività culturali e di animazione, rapporti con il capoluogo in materia di comunità energetiche rinnovabili;Andrea Pierazzi – Bilancio e Finanze. Le deleghe sono attribuite nell’ambito delle prerogative della presidenza e costituiscono uno strumento di collaborazione e supporto all’attività del presidente. I consiglieri delegati coadiuvano infatti il presidente nella funzione di indirizzo e sovrintendenza, nel rispetto delle direttive e dei vincoli della programmazione, senza assumere atti a rilevanza esterna che impegnino l’amministrazione. «Ho cercato di costruire un’organizzazione che tenga insieme le competenze dei singoli consiglieri e le esigenze concrete dell’ente – sottolinea il presidente Luca Marmo –. La Provincia è chiamata ogni giorno a misurarsi con questioni complesse e con responsabilità importanti: dalla viabilità all’edilizia scolastica, dalla protezione civile al trasporto pubblico, dal bilancio alle politiche per lo sviluppo del territorio. Le deleghe servono a rafforzare il lavoro su questi temi e a mantenere un rapporto costante con i territori». «Il criterio che ho seguito è quello della responsabilità e della collaborazione. Non una distribuzione di ruoli, ma un’organizzazione del lavoro. Le deleghe sono uno strumento attraverso il quale ciascun consigliere può mettere a disposizione dell’ente competenze, sensibilità e capacità di relazione con i territori». «Per questo – conclude sul punto Marmo – auspico che le dichiarazioni di questi giorni possano essere assorbite da un più forte spirito di collaborazione, che è quello che deve caratterizzare una squadra, pur nella diversità delle sensibilità e delle posizioni politiche». [provincia di pistoia]

  • IL CONFRONTO SUL FUTURO DEL CENTROSINISTRA, MATTEO RENZI ALLA FESTA DELL’UNITÀ DI PISTOIA

    Appuntamento lunedì 7 settembre alle 18,30 a Santomato PISTOIA – Lunedì 7 settembre alle ore 18.30, presso il Circolo ARCI di Santomato, in via Montalese 25/A, sarà ospite della Festa dell’Unità di Pistoia Matteo Renzi. L’ex Presidente del Consiglio e leader di Italia Viva interverrà nell’ambito della manifestazione per un momento di confronto sui principali temi dell’attualità politica nazionale e sul futuro del centrosinistra, in una fase particolarmente delicata per la politica italiana e per gli equilibri europei. La presenza di Renzi rappresenta un’occasione di confronto aperto con il territorio pistoiese, in un contesto, quello della Festa dell’Unità, storicamente dedicato al dibattito politico e alla partecipazione. L’appuntamento è fissato per lunedì 7 settembre alle ore 18.30 presso il Circolo ARCI di Santomato, via Montalese 25/A, Pistoia. L’iniziativa è aperta al pubblico

  • AL VIA LA STAGIONE VENATORIA 2026/2027: MERCOLEDI' 2 E DOMENICA 6 SETTEMBRE FISSATE LE GIORNATE DI PREAPERTURA

    L’apertura generale è invece prevista per domenica 20 settembre 2026, con termine della stagione il 31 gennaio 2027. PRATO. Con le due giornate di preapertura, previste per mercoledì 2 e domenica 6 settembre, prende il via la nuova stagione venatoria 2026-2027. L’apertura generale è fissata invece per domenica 20 settembre 2026, con termine della stagione il 31 gennaio 2027. L’attività venatoria sarà consentita tutti i giorni, ad eccezione del martedì e del venerdì, giornate di silenzio venatorio. In vista dell’avvio della stagione, la Polizia Locale della Provincia di Prato, insieme alle Guardie Venatorie Volontarie coordinate dal Corpo, sarà impegnata in una capillare attività di vigilanza sull’intero territorio provinciale. L’obiettivo è verificare il rispetto delle disposizioni che regolano l’esercizio della caccia e, al tempo stesso, tutelare la sicurezza dei cittadini, con particolare attenzione al rispetto delle distanze previste dalla normativa e alla prevenzione e repressione degli episodi di bracconaggio. Saranno infatti numerose le pattuglie operative, distribuite in maniera coordinata su tutto il territorio provinciale. La Polizia Locale ricorda che nelle giornate di 2 e 6 settembre l’attività venatoria sarà consentita esclusivamente secondo le modalità previste dalla normativa. In particolare: la caccia potrà essere esercitata esclusivamente da appostamento fisso o temporaneo: non sarà quindi consentita la caccia vagante e l’attività dovrà essere svolta esclusivamente nell’ATC di residenza venatoria; le specie oggetto del prelievo saranno tortora dal collare, fino a un massimo di 10 capi, piccione, fino a un massimo di 20 capi, e storno, fino a un massimo di 20 capi; per tutte le specie sopra indicate sarà obbligatorio il tesserino venatorio digitale, non potrà essere utilizzato quello cartaceo; l’attività venatoria sarà consentita dalle ore 6.00 alle ore 19.00, ora legale; è vietata la caccia all’interno delle Zone di Protezione Speciale (ZPS); nelle giornate di preapertura potranno essere utilizzati stampi anche di specie diverse da quelle oggetto del prelievo, ad eccezione degli stampi della specie storno, che sono vietati. Per i richiami vivi potranno essere utilizzati quelli previsti dalla normativa. Il piccione vivo potrà essere impiegato esclusivamente negli appostamenti temporanei e solo per l’abbattimento della stessa specie; la caccia al piccione ed alla tortora dal collare può essere esercitata esclusivamente nei terreni in cui sono state seminate o sono presenti coltivazioni di cereali autunno vernini, cereali a semina primaverile o oleoproteaginose (girasole, soia, colza, fava, favino, pisello, cece, cartamo, lino), nonchè in prossimità degli stessi per un raggio di 100 metri, nel periodo compreso dalla semina alla raccolta del prodotto; la caccia allo storno deve essere effettuata nei vigneti, negli uliveti e nei frutteti, nonchè in prossimità degli stessi per un raggio di 100 metri. Il prelievo è consentito anche in presenza di nuclei vegetazionali sparsi (almeno due piante) purchè in piena terra, in presenza del frutto pendente e nei terreni in cui sono in atto sistemi dissuasivi incruenti a protezione delle colture. Si precisa inoltre che tutti i capi di selvaggina oggetto di deroga (piccione, storno e tortora dal collare), possono essere annotati subito dopo il recupero e non fanno cumulo. In vista dell’apertura generale della stagione venatoria, prevista per il 20 settembre, la Polizia Locale della Provincia di Prato rinnova anche quest’anno la propria disponibilità a incontrare i cacciatori. Nel periodo compreso tra il 14 e il 19 settembre saranno organizzate due serate informative, una rivolta ai cacciatori della piana e una a quelli della vallata. Gli appuntamenti, le cui date e sedi saranno comunicati nei prossimi giorni, rappresenteranno un’occasione di confronto diretto per illustrare le principali novità normative, chiarire eventuali dubbi e richiamare le regole e i comportamenti da adottare durante l’esercizio dell’attività venatoria. “Rivolgiamo a tutti i cacciatori l’invito a vivere l’avvio della stagione venatoria nel pieno rispetto delle regole e con particolare attenzione alla sicurezza – dichiara il Comandante della Polizia Locale della Provincia di Prato Michele Pellegrini – Il rispetto delle distanze previste dalla normativa e la massima attenzione nei confronti delle coltivazioni agricole sono aspetti fondamentali per prevenire situazioni di pericolo e possibili danneggiamenti. Ribadiamo la nostra piena disponibilità a fornire informazioni e ad accogliere richieste o segnalazioni al numero di pronto intervento 337 317977.”

  • poggio. ALTRO CHE RILANCIO: I NUMERI SMENTISCONO GLI ANNUNCI

    Poggio Insieme e Partito Democratico di Poggio a Caiano replicano al dibattito sul turismo POGGIO A CAIANO. Leggiamo l’articolo de La Nazione sul turismo nel territorio mediceo e una cosa ci sentiamo di dirla subito: sulla necessità di una strategia turistica seria siamo d’accordo. Ma prima di impartire lezioni agli altri Comuni, sarebbe il caso che chi governa Poggio a Caiano facesse i conti con quello che è successo alla nostra Villa Medicea.Per anni ci è stato raccontato che la cultura sarebbe stata moltiplicata, che la Villa avrebbe avuto un rilancio straordinario e che l’arrivo della Visitazione del Pontormo avrebbe rappresentato un grande volano per il turismo. Oggi abbiamo i numeri ufficiali per misurare quelle dichiarazioni. LA VISITAZIONE DOVEVA CAMBIARE TUTTO. NON È SUCCESSO. La Visitazione è arrivata a Poggio a Caiano il 5 ottobre 2024 ed è stata portata via l’8 aprile 2026. Per circa un anno e mezzo è stata presentata come uno dei simboli del rilancio culturale della Villa. Nel confronto omogeneo ottobre 2023-giugno 2024 senza Visitazione e ottobre 2024-giugno 2025 con Visitazione, gli ingressi passano da 21.549 a 21.287: 262 in meno. Considerando l’intero periodo ottobre 2023-settembre 2024 rispetto a ottobre 2024-settembre 2025, si passa da 39.235 a 39.757 ingressi: appena 522 in più, circa l’1,3%. E i dati non consentono nemmeno di sapere quanti abbiano effettivamente visto l’opera. Questo è il punto politico: non c’è stato alcun boom. Non c’è stato il grande effetto traino raccontato. A fronte di dichiarazioni di un salto enorme nella valorizzazione culturale, abbiamo numeri che parlano di sostanziale stagnazione. LA VILLA PERDE VISITATORI Il dato annuale è ancora più difficile da ignorare: 45.358 visitatori nel 2023, 40.154 nel 2024 e 36.982 nel 2025. Nel passaggio 2023-2024 sono stati persi 5.204 visitatori, pari all’11,5%. Nel 2025 il calo è prosegu o.E settembre è fortemente condizionato dall’Assedio: il documento ministeriale registra 15.407 ingressi nel settembre 2023, 15.176 nel settembre 2024 e 15.127 nel settembre 2025. Per capire davvero l’andamento turistico bisogna quindi guardare dati omogenei e confrontabili.Basta con i racconti trionfalistici: quando si parla di turismo bisogna guardare i dati. E COME SE NON BASTASSE, SI FA PAGARE ANCHE CHI VIVE A POGGIO A rendere ancora più paradossale la situazione c’è poi una scelta che riteniamo politicamente grave: l’introduzione del pagamento per l’accesso alla Villa Medicea e al giardino anche per i residenti di Poggio a Caiano. È corretto ricordare che l’introduzione del pagamento è una decisione assunta dal Governo di centrodestra e dall’amministrazione statale che gestisce la Villa. Ma proprio per questo chiediamo: che cosa ha fatto l’amministrazione comunale di centrodestra di Poggio a Caiano per opporsi a questa scelta o per tutelare i propri cittadini?Una cosa è non avere il potere di decidere il biglietto. Un’altra è non fare nulla per contestare una decisione che incide direttamente sulla fruizione di uno dei principali beni culturali della nostra comunità, anche da parte dei residenti. Prima si dichiara di aver quintuplicato la cultura a Poggio a Caiano, poi si fa pagare ai poggesil’accesso alla loro Villa. È questa la strategia di valorizzazione? UN’OPERA PRESTIGIOSA, UNA PROMOZIONE ALL’ALTEZZA? La Visitazione, dopo aver lasciato Poggio a Caiano l’8 aprile 2026, è stata protagonista di importanti esposizioni: al Prado di Madrid, a L’Aquila e sarà successivamente alle Scuderie del Quirinale a Roma.Nessuno mette in discussione il prestigio di queste sedi, che confermano il valore straordinario dell’opera. Proprio per questo, però, la domanda è ancora più evidente: se si è riusciti a portare a Poggio a Caiano un capolavoro del Pontormo, perché l’amministrazione non è stata capace di accompagnare questa straordinaria occasione con una promozione all’altezza dell’opera?Per portare la Visitazione a Poggio sono state impegnate risorse pubbliche e costruita una grande operazione di valorizzazione. Ma un’opera di questo livello non si promuove da sola. Serviva una strategia capace di intercettare i flussi turistici di Firenze e della Toscana e trasformare la presenza del Pontormo in un’occasione concreta per l’economia locale.Il capolavoro è arrivato. L’investimento è stato fatto. Quello che è mancato, evidentemente, è stata una promozione degna del capolavoro che avevamo a disposizione. E LE OPERE MINORI? VISIBILI, MA SOLO DUE MATTINE A SETTIMANA Anche le sei opere minori meritano una riflessione. Sono state portate nel Palazzo Comunale, nella Sala della Giostra, ma erano visitabili soltanto due mattine alla settimana. Ci chiediamo quale idea di valorizzazione culturale ci sia dietro una scelta che mette delle opere d’arte a disposizione del pubblico, ma ne limita fortemente l’accessibilità. Un’opera d’arte si valorizza quando la si rende conosciuta e accessibile, non quando la si colloca in uno spazio e poi si riducono al minimo le occasioni per poterla vedere. Ora bisognerà anche capire quale sarà il futuro di queste opere, quali saranno i costi di custodia e gestione e come verranno rese realmente fruibili ai visitatori. QUASI 72 MILA EURO: PER QUALE RISULTATO? Secondo le informazioni raccolte, l’operazione Visitazione e opere minori ha comportato una spesa comunale di quasi 72mila euro. La cifra va verificata sugli atti di spesa prima di essere considerata definitiva: proprio per questo chiediamo all’amministrazione di rendere pubblici tutti i costi dell’operazione.Se si spendono soldi pubblici per portare un’opera straordinaria a Poggio, è doveroso spiegare ai cittadini quali risultati siano stati ottenuti. E qui i numeri non raccontano il successo che ci era stato descritto. PRIMA DI CHIEDERE UN PIANO AGLI ALTRI, SPIEGATE QUELLO CHE È SUCCESSO QUI Nell’articolo si denuncia che il territorio non può essere la “Cenerentola della Toscana”. Bene. Ma Poggio a Caiano non può diventare la Cenerentola del territorio mediceo mentre chi governa continua a raccontare un rilancio che i numeri non certificano.Siamo favorevoli a un vero piano turistico sovracomunale. Ma un piano serio non può partire da slogan, conferenze stampa e annunci. Parte da un’analisi impietosa di ciò che ha funzionato e di ciò che ha fallito.E c’è un’altra evidente contraddizione politica: nell’articolo Fratelli d’Italia critica duramente l’amministrazione di Carmignano. È legittimo fare opposizione, ma allora bisogna applicare lo stesso metro anche dove Fratelli d’Italia governa. A Poggio a Caiano i numeri sul turismo non sono certo motivo di vanto. Prima di spiegare agli altri come amministrare, sarebbe opportuno spiegare ai cittadini di Poggio perché i visitatori della Villa sono diminuiti e perché l’operazione Visitazione non ha prodotto il risultato annunciato.Amministrare significa anche rispondere dei risultati del presente. 1,5 MILIONI PROMESSI DAL GOVERNO: DOVE SONO? Un altro capitolo riguarda i circa 1,5 milioni di euro annunciati dal Governo di centrodestra per interventi sulla Villa: consolidamento del loggiato, recupero delle aree espositive, recupero del torrino ovest e del teatrino. Sono stati annunciati e magnificati pubblicamente come un ulteriore grande investimento per la nostra Villa. Ma oggi la domanda è semplice: queste risorse sono effettivamente arrivate? I lavori sono iniziati? Qual è lo stato di avanzamento degli interventi?Perché se anche questi annunci dovessero rimanere tali, ci troveremmo davanti a un quadro emblematico dell’incapacità di governo del centrodestra, dal livello nazionale fino a quello locale: a Roma si annunciano milioni per la Villa, a Poggio si celebrano quegli annunci, ma nel frattempo i visitatori diminuiscono, la Visitazione è già stata portata via e ai residenti viene chiesto di pagare per accedere allaVilla e al giardino.Dagli annunci ai risultati, però, c’è una differenza enorme. I cittadini hanno il diritto di sapere dove stanno le risorse, i cantieri e i risultati. NON SI PUÒ MOLTIPLICARE LA CULTURA SOLO A PAROLE Nessuno mette in discussione il valore della Visitazione o l’importanza della Villa. Quello che contestiamo è l’uso propagandistico di un’operazione che doveva produrre un salto straordinario e che, alla prova dei dati ufficiali, non ha prodotto il risultato annunciato.È stato detto che a Poggio a Caiano la cultura era stata quintuplicata. Bene: se davvero è così, ci dicano dove sono i risultati. Perché i numeri ufficiali degli ingressi alla Villa raccontano tutt’altra storia: nel confronto omogeneo l’incremento è appena dell’1,3%, mentre nei primi nove mesi confrontabili gli ingressi sono addirittura diminuiti di 262 unità.Quintuplicata a parole, dunque? Perché nei numeri ufficiali questa moltiplicazione della cultura non si vede. Non chiediamo di moltiplicare le parole: chiediamo di moltiplicare i risultati. Poggio Insieme – Centrosinistra Partito Democratico di Poggio a Caiano Fonti: Direzione delle Ville e Residenze Monumentali Fiorentine – Ministero della Cultura; dati e documentazione raccolti per il confronto politico. dati_turismo_poggio_a_caiano_visitazione DOC-20251021-WA0020.

  • lutto. MERCOLEDI' 2 SETTEMBRE I FUNERALI DI MONSIGNOR SANTINO BRUNETTI

    La diocesi in lutto per la scomparsa dell’ex parroco di Maliseti: per cinquant’anni guida, riferimento e voce della comunità. PRATO. La comunità diocesana si è svegliata ieri mattina con una notizia che ha profondamente scosso fedeli e sacerdoti: monsignor Santino Brunetti, 83 anni, per mezzo secolo parroco di San Giovanni Battista a Maliseti, è morto all’ospedale Santo Stefano di Prato, dove era ricoverato per trattamenti chemioterapici. Una scomparsa improvvisa, giunta mentre il sacerdote sembrava aver recuperato un po’ di energie e aveva persino ripreso a celebrare qualche Messa feriale. Nato il 27 dicembre 1943 a Massalengo, nella pianura lombarda, don Brunetti proveniva da una famiglia numerosa segnata dalla morte prematura del padre. A soli 16 anni iniziò a lavorare come falegname per sostenere la madre e i fratelli, continuando al tempo stesso il suo cammino di fede nell’Azione Cattolica e nella Casa della Gioventù di Lodi, guidato spiritualmente da don Bassano Staffieri, futuro vescovo. Il legame con Prato nacque da un singolare “scambio” pastorale tra don Staffieri e il vescovo Pietro Fiordelli, che cercava sacerdoti per una diocesi in forte espansione. Santino, che aveva maturato la vocazione in età adulta, trovò nel seminario pratese un luogo accogliente e aperto. Con lui arrivarono altri giovani lodigiani destinati a diventare figure importanti della Chiesa locale. Ordinato sacerdote il 28 febbraio 1971 proprio nella chiesa di Maliseti, don Brunetti fu viceparroco a Vaiano per quattro anni, prima di essere nominato, nel 1975, parroco della giovane comunità di Maliseti. Qui è rimasto cinquant’anni, accompagnando la crescita del quartiere, sostenendo famiglie, giovani, anziani, e diventando un punto di riferimento stabile e affettuoso. Ha diretto la Caritas diocesana, si è occupato della pastorale dei migranti e ha contribuito con intelligenza e creatività alla vita pastorale della diocesi. Il vescovo Giovanni Nerbini lo ricorda come «un pastore fedele, ricco di spiritualità e intelligenza, capace di trovare soluzioni creative nei percorsi più complessi e sempre orientato all’accoglienza». Don Marco Locati, suo successore a Maliseti, parla di lui con commozione: «Mi ha accolto con affetto e rispetto, lasciandomi totale libertà. Era una persona straordinaria, profondamente amata dalla comunità». La salma di monsignor Brunetti si trova esposta da stamani nella chiesa di San Giovanni Battista a Maliseti. Le esequie saranno celebrate mercoledì 2 settembre alle ore 15, sempre nella parrocchia di Maliseti. Il feretro sarà poi trasferito in Lombardia per la tumulazione.

  • MAXI INCENDIO NELLA ZONA INDUSTRIALE DI MEZZANA: FUMO VISIBILE DA TUTTA PRATO

    Rogo in un capannone di via San Leonardo da Porto Maurizio. Colonna di fumo alta e persistente: scattano le raccomandazioni alla popolazione. PRATO— Un violento incendio è divampato nel primo pomeriggio all’interno di un capannone della zona industriale di Mezzana, in via San Leonardo da Porto Maurizio, generando una vasta colonna di fumo nero visibile da gran parte della città. Sul posto stanno operando numerose squadre dei Vigili del Fuoco di Prato, supportate dai colleghi di Firenze, con autobotti e mezzi speciali impegnati nel contenimento delle fiamme. Secondo le prime informazioni, il rogo avrebbe coinvolto un edificio a uso produttivo, con materiali stoccati che hanno alimentato rapidamente l’incendio. Le cause sono in corso di accertamento. Non risultano al momento persone ferite o coinvolte. Fumo e odori: possibili ricadute nelle aree circostanti La colonna di fumo, molto densa e spinta dal vento, potrebbe interessare le zone circostanti la Mezzana e il Macrolotto. Le autorità segnalano che, in relazione alle condizioni meteorologiche, l’odore acre potrebbe essere percepito anche a distanza dal luogo dell’incendio. Le raccomandazioni alla popolazione In via precauzionale, il Comune invita i cittadini a: mantenere porte e finestre chiuse qualora si avverta odore di fumo; non utilizzare impianti di climatizzazione o ventilazione che prelevano aria dall’esterno; evitare di sostare all’aperto nelle aree interessate dalla nube; segnalare eventuali disagi alle autorità competenti. Si tratta di misure standard adottate in attesa delle valutazioni ambientali, che verranno effettuate dagli enti preposti. Traffico e viabilità La Polizia Municipale ha disposto chiusure temporanee e deviazioni nella zona industriale per consentire le operazioni di soccorso. Si registrano rallentamenti nelle vie limitrofe. Operazioni in corso I Vigili del Fuoco stanno lavorando per circoscrivere il rogo e impedire che le fiamme si propaghino ad altre porzioni del capannone. L’intervento potrebbe proseguire per diverse ore, data la quantità di materiale coinvolto. Aggiornamenti attesi Il Comune di Prato e gli enti competenti forniranno ulteriori comunicazioni non appena saranno disponibili informazioni più dettagliate sullo stato dell’incendio e sugli eventuali effetti sulla qualità dell’aria.

  • MULTIUTILITY: IL PROBLEMA E' CIO' CHE E' STATO COSTRUITO, NON CIO' CHE E' STATO FERMATO

    Dalla quotazione in Borsa agli inceneritori, tornano le stesse ricette che hanno generato costi, indebitamento e aumento delle tariffe. Prima di rilanciare vecchi modelli, occorre fare i conti con le scelte che hanno prodotto la situazione attuale. PISTOIA-PRATO. I problemi che oggi stanno emergendo in Plures e Alia sono il risultato di quello che è stato fatto, non di quello che è stato interrotto. Per questo lasciano davvero sconcertati gli interventi di questi giorni. Da Forza Italia Erica Mazzetti torna sostanzialmente a indicare nell’abbandono del progetto originario e nello stop alla quotazione in Borsa la causa dei problemi della Multiutility, dal PD Marta Logli riapre invece la strada agli impianti di incenerimento e Matteo Biffoni rilancia immediatamente, definendo un nuovo impianto «il tassello fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti» e ricordando che questa è la posizione che sostiene «da sempre». Ed è proprio questo il problema: non si può presentare oggi come soluzione ciò che Biffoni sostiene “da sempre” senza prima verificare se proprio quel modello, costruito negli anni passati, abbia contribuito a produrre i problemi economici, gestionali e tariffari che oggi cittadini e imprese stanno pagando. Non è una questione di destra o di sinistra, da schieramenti diversi sta riemergendo la stessa impostazione che ha accompagnato la costruzione della Multiutility: grande aggregazione societaria orientata alla quotazione in Borsa e nuovi impianti di incenerimento come asset finanziario e unica risposta al problema dei rifiuti. Prima di riproporre quella ricetta bisognerebbe almeno fare i conti con ciò che è accaduto, invece oggi chi rilancia quella strada evidentemente non vuole mettere in discussione un'operazione che ha sempre condiviso e sostenuto, anche da schieramenti politici diversi, e non sembra disposto a rinunciarvi neppure davanti alle conseguenze negative che oggi possiamo leggere nei conti e riscontrare nella gestione della società e del servizio. E basta mettere in fila le date per capire perché. Gli enormi costi che stanno generando i pesanti aumenti delle tariffe dei rifiuti che pagheremo oggi sono riferiti a spese sostenute negli anni precedenti e quando quelle spese venivano fatte e quegli investimenti realizzati si stava lavorando proprio alla costruzione della società destinata alla quotazione in Borsa. Lo stesso vale per i numeri che leggiamo oggi nei bilanci. Il bilancio approvato nel 2026 fotografa l’attività svolta nel 2025, non quello che è accaduto negli ultimi mesi. Quei numeri hanno quindi una data e quella data viene prima dello stop definitivo alla Borsa. Prima sono state fatte le scelte, prima sono arrivati gli investimenti e i costi, prima è cresciuto l’indebitamento e solo dopo è stata fermata la quotazione. Non si possono attribuire a una decisione presa dopo costi prodotti prima. Ed è quindi paradossale che proprio adesso Forza Italia faccia appello a Matteo Biffoni perché intervenga e che dal PD si rilancino soluzioni che erano alla base dell’operazione finanziaria della quotazione in borsa. Biffoni non è un soggetto esterno chiamato oggi a risolvere problemi creati da altri. È stato, insieme a Dario Nardella, Brenda Barnini e Alessandro Tomasi, uno dei protagonisti politici della costruzione di questo modello di Multiutility ed è oggi l’unico tra quei sindaci ancora alla guida dello stesso Comune. Chiedere a uno degli artefici politici di quel modello di risolverne le gravi conseguenze rilanciando proprio le scelte che sostiene “da sempre” è esattamente ciò che dovrebbe preoccupare. E infatti l’altra scelta che viene immediatamente rimessa sul tavolo è quella degli inceneritori. Qui il problema non è essere ideologicamente favorevoli o contrari a un impianto, ma partire dai dati: prima di decidere che serve un nuovo inceneritore bisogna sapere quanti rifiuti dovremo realmente trattare nei prossimi venti o trent’anni dopo averne ridotto la produzione e massimizzato riuso e riciclo, quale capacità impiantistica esiste già e quali siano costi, alternative e conseguenze ambientali e sanitarie. Nelle dichiarazioni di questi giorni tutto questo non c’è, ma c’è già la soluzione: bisogna fare l’impianto. E praticamente scompare proprio la prima scelta prevista dalla gerarchia europea dei rifiuti: prima prevenzione, riutilizzo e riciclo e solo dopo eventuale recupero energetico. Non è ideologia: è l’ordine delle priorità stabilito dalla normativa europea per ridurre gli impatti ambientali, economici e recuperare materia. E anche economicamente raccontare che un inceneritore “abbatterebbe i costi” citando soltanto il fattore dell’energia prodotta significa strumentalizzare mostrando una sola parte del conto. L’impianto lo pagano gli utenti e gli investimenti riconosciuti a chi costruisce vengono pagati nella tariffa dai cittadini e in più ARERA ci farà pagare nel 2026-2029 una quota aggiuntiva del 6,1% sempre su quegli investimenti. Poi ci sono gestione, manutenzione e trattamento dei rifiuti sempre a nostro carico. L’energia produce quindi un ricavo, ma non rende gratuiti né l’impianto né lo smaltimento. C’è poi un dato enorme quasi assente dal dibattito. Nel 2024 in Italia 988.822 tonnellate di soli imballaggi plastici sono state avviate a incenerimento con recupero energetico e quindi non riciclate, mentre come cittadini abbiamo pagato all’Unione europea 800 euro per ogni tonnellata di imballaggi plastici non riciclati per un totale di circa 750 milioni di euro l’anno. Quando bruciamo materiale che potrebbe essere riciclato perdiamo il possibile ricavo dal recupero di materia che contribuirebbe a ridurre la tariffa e paghiamo alla UE per non averlo riciclato; sono conti che ricadono entrambi sulla collettività. Già questo dovrebbe bastare a capire perché un inceneritore non possa essere economicamente conveniente per i cittadini, che alla fine ne pagano tutti i costi. E il conto potrebbe crescere ancora: nel luglio 2026 la Commissione europea ha proposto l’ingresso progressivo degli inceneritori nell’EU ETS. La sua valutazione d’impatto stima un costo della CO₂ di circa 39-66 euro per tonnellata di rifiuti, con un possibile aumento del 39-66% del costo di conferimento all’impianto. Un nuovo inceneritore progettato oggi a Montale o a Prato avrebbe gran parte della propria vita economica dentro questo scenario. A seconda della tecnologia e del regime applicabile potrebbero inoltre esserci incentivi alla produzione energetica finanziati attraverso il sistema elettrico e quindi, in ultima analisi, ulteriori costi da pagare anche attraverso le nostre bollette elettriche. Il vero confronto economico è quindi un altro: prima bisogna stabilire quanti rifiuti possiamo evitare di produrre e quanti possiamo effettivamente riciclare, e solo sul residuo che rimane ha senso valutare se e quanto incenerimento sia realmente necessario. Costruire invece nuovi impianti dimensionati sui rifiuti che produciamo oggi significa rischiare di far pagare ai cittadini per decenni investimenti, remunerazione del capitale, gestione e CO₂ per bruciare rifiuti che dovremmo progressivamente evitare di produrre o recuperare come materia evitando ai cittadini tutti questi costi. È questo il conto che manca nelle dichiarazioni di questi giorni: si è già deciso che serve l’inceneritore senza aver prima stabilito quanti rifiuti avremo realmente bisogno di bruciare e quanto costerà davvero ai cittadini. E allora il punto politico diventa molto semplice. Davanti a costi cresciuti, bollette aumentate, enorme indebitamento e perdita di controllo dei Comuni, invece di fermarsi a capire cosa non abbia funzionato, si stanno riproponendo quotazione e inceneritori: esattamente le scelte che hanno caratterizzato il progetto sostenuto per anni e che ci hanno portato alla condizione attuale. Pensare di risolvere un problema continuando a fare ciò che ha contribuito a generarlo è già difficile da comprendere, ma chiedere a chi quel modello ha contribuito a costruirlo di risolverne le conseguenze riproponendo le stesse ricette è ancora peggio, soprattutto perché le conseguenze di quelle scelte non le stanno pagando coloro che le hanno fatte e condivise, ma le stanno pagando cittadini e imprese nelle loro bollette e continueranno a pagarle per anni. RETE TOSCANA PER LA TUTELA DEI BENI COMUNI

bottom of page